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Ecco gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Cari lettori, ho inizato nel 2007 quest blog intitolato ANTRO, con un post chiamato "benvenuti". Oggi è tempo di rinnovare la piattaforma: come mi dice l'uomo dell'antro "è ora di fare come con la terra, arare e ricominciare". Sono d'accordo. Sono contenta dell'esperienza fatta, soprattutto come docente universitaria, quando rarissimi docenti usavano questi mezzi di comunicazione. ARRIVEDERCI a tutti a prestissimo, con rinnovate forze.... Ripartirò con l'uscita del mio nuovo libro, BIBO. Dalla palude ai cementi, una storia esemplare!!!
Di nadia (del 06/02/2010 @ 11:55:17, in ACQUA, linkato 95 volte)
é sempre una questione di acqua, questa volta in musica..... ascoltate il maestro Omar Zanette, pianista classico e jazz, con una composizione sua.... di acqua.....
http://www.youtube.com/watch?v=fipAOtHrYlw
http://www.youtube.com/watch?v=fipAOtHrYlw
Di nadia (del 04/02/2010 @ 04:39:32, in La Piave, linkato 103 volte)
Ecco un dono che mi è arrivato: un racconto del poeta Gianpietro Barbieri... con il quale condivido l'amore per la Piave, come lui cammino sugli argini dei fiumi e dei torrenti, e come lui sono -spero- una attivista militante r-esistente....da leggere! (grazie gianpi).
UNE SAISON A CA’ TRON
(domenica metafisica nella campagna) gennaio 2010
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Nell’inedito silenzio della domenica, per la strada, i paesi, le campagne, i lungofiumi; nella sconosciuta assenza di movimento, nell’immobile confuso paesaggio che sembra ordire qualcosa di losco e fosco e tragico, l’auto segue istintiva una via, apre decisa una breccia sul muro immobile di case e ringhiere e niente di cui si compone la nostra visuale.
Sulla Luna è domenica.
Resti anneriti di lancette vagano verso chiese opache – simula il cervello il chiocciare di pollame per avere un barlume di atavica madeleine, qualcosa da sgranocchiare nella mai sazia e obliante memoria.
L’auto non parla e punta decisa verso il mare.
La campagna rolla verso sud, piano ma costante la grande piattaforma si inclina. Stoppie, arativi, prati senza identità: deserto, nulla, pattume … e del deserto giunge puntuale il miraggio: un grappolo di persone, vedo vesti colorate, qualcuno fuma e colora l’aria altrimenti di vetro; stanno insieme, guardo se c’è una chiesa lì vicino, ma niente… guardo, cerco perché nel deserto della campagna tutto è evidente, almeno sembra, almeno credo; cerco e scopro un campo da calcio con qualche ragazzo intirizzito che rincorre una palla per la gioia del papà.
Le auto riposano come bestie nella stalla, affiancate l’una all’altra davanti ad un palo di legno messo di traverso.
Allora mi prende un’illuminazione o, molto semplicemente, in quel mare d’indecisione mio e della campagna penso di fare qualcosa e quest’idea mi riempie di gioia, mi autorizza a sperare in qualcosa che forse accadrà. Parcheggio ed esco, mi libero dalla camicia di ferro e vetro dell’auto, dallo scafandro che mi portava dove voleva, che mi incatenava lo sguardo obbligandolo alla visuale del rettilineo e basta, mi obbligava a pensare solo a quell’istante col suo monotono brontolare,borbottare la stessa cosa come un vecchio rimbambito.
Esco e mi dirigo verso l’argine. L’argine ha sempre sorprese, l’argine è un labbro che bacia il cielo con l’acqua del fiume che chiude, l’argine sa, è esperto di terra e di acqua, è un amico che avverte del pericolo, è l’amico che ti porta verso qualche paese se lo segui mentre ti racconta di nutrie e persici, di martin pescatori e albe sconfinate.
Esco e vado verso l’argine, ma sento che non basterà a liberarmi da quel colloso paesaggio che mi circonda, che mi precede e mi segue; sento che quel paesaggio mi è entrato dentro e non uscirà mai più: sono suo, appartengo a quel nihil diffuso, a quell’abrasione, a quella cicatrice, alla larga ferita della campagna.
Guardo intorno; l’argine mi ha innalzato di qualche metro dal piano campagna, l’ha fatto per tirarmi un po’ su, per darmi coraggio come immaginavo, ma non basta.
Tuttavia, la sorpresa dell’acqua, antro dei misteri, altra dimensione mi coglie impreparato e, sebbene per poco, per un poco appena sorrido di meraviglia.
Assisto ad un evento… e qui davvero vorrei che ci fosse stato qualcuno che avesse visto la stessa cosa che ho visto io, perché raccontarla è una fatica e non è mai, mai la stessa cosa: ho visto un piccolo topo, un ratto delle chiaviche, staccarsi dalla sponda; le zampette si dimenavano nell’acqua trasparente con ritmo incalzante; faceva pena e ridere insieme. Stringeva tra i dentini un frammento di giunco e sembrava un topo extraterrestre con la testa nientemeno che di colore verde; un topo ET a Ca’ Tron e nessuno lo vede. Suona intanto di lontano una campana… allora mi fermo e mi guardo in silenzio intorno,verso Marteggia, verso Bonisiolo; guardo il silenzio………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… poi torno a guardare il topo: sta facendo uno sforzo, non c’è che dire, è già oltre la metà del fiume, ma la corrente lo porta sicuramente fuori dall’approdo che si era immaginato; chissà come farà ad orientarsi… me lo chiedo mentre sento che mi mancherà quell’essere minimo che ha un cuoricino che batte è l’unica vita che c’è per chilometri e chilometri, almeno vita visibile… ma chissà qual’ è la verità, quale topo la possiede e se ce l’ha chissà se si fa vedere in giro… infine, approda e sparisce inghiottito dalle sterpaglie, inghiottito dal nulla così in fretta, come bevuto dal buco del lavandino, così in fretta che mi chiedo se c’è mai stato davvero… ma la sua nostalgia mi resta e questo credo prova la sua esistenza, e la mia.
Mi sto sporcando le scarpe di fango; questo c’è: fango e freddo; sull’argine trovo due pesci morti da qualche giorno, devono essere carpe; hanno gli occhi spalancati e fissano il cielo tra l’erba bruciata dal gelo; stanno lì ad aspettare di disintegrarsi, di rimescolare le carte, di tornare in stazione; chissà cosa direbbe il topo, cosa ne penserebbe… forse nulla e si limiterebbe a mangiarne un poco di quel pesce per riempire l’unico vuoto che conosce, quello della sua pancia.
L’auto mi aspetta con un’insopportabile aria di vittoria: mi guarda luccicante, intatta, piena di sé… però almeno mi tiene caldo e questo mi fa piacere, è un qualcosa che lei non ha previsto forse ed allora, guardando fuori, spengo il riscaldamento, tiro giù il finestrino per essere più vicino al paesaggio.
Ora guardo le distese dei campi con più familiarità; porto una parte del loro sangue sotto le scarpe, porto negli occhi gli occhi dei pesci morti sull’argine… porto la nuotata del topo… e scopro però che non riesco a togliermi la visione di quella distesa dallo sguardo… chiudo gli occhi e la vedo più nitida che nella realtà… è tornata a possedermi, non riesco a liberarmene, sono nella tela del ragno, invischiato
e la desolazione mi toglie ogni energia, ogni alternativa la inghiotte la distanza… guardo lontano mentre l’aria si fa ancora più fredda ed il sole inizia a tramontare allargando il vuoto… guardo i campi aprirsi al buio del cosmo, proseguire negli spazi siderali con campi di stelle, scoline di comete e bui insondabili come tane di talpa, guardo fino a che c’è luce e sulla luna vedo – almeno credo – piccole tracce di zampette in fila.
FINE
Di nadia (del 02/02/2010 @ 11:14:36, in PALU', linkato 92 volte)
Il 2010 sarà l'anno della biodiversità. A dire il vero dovrebbe essere l'anno del giro di boa della biodiversità: cioè l'anno in cui si smette di perdere la Biodiversità.
Benvengano allora i momenti di resa dei conti sulla biodiversità di casa nostra. Quanto sta succedendo a quel meraviglioso scrigno di biodiversità che sono i palù del Quartier del Piave è ben detto nel testo che riporto qui sotto, scritto dal bravo Paolo Favaro che avete già conosciuto nei post precedenti. Leggete... leggete..... presto ci sarà da agire su questo fronte. Io sono pronta!
Vi scrivo per rendervi noto, a circa mesi dal mio primo allarme, che martedi scorso ho avuto conferma dei miei timori.
Ho partecipato, martedi scorso, al CEA di Fontigo (gestito da Legambiente di Sernaglia) alla presentazione di un'interessante tesi di laurea dal titolo: Ipotesi di gestione sostenibile dei Palù del Quartier del Piave (dott.ssa Margherita Dalle Ceste) e, nel corso della presentazione e della successiva discussione, un naturalista presente: Luca Berdusco, ha confermato non solo la continua erosione del paesaggio a campi chiusi ma, soprattutto, il dato che la biodiversità e cioè le specie endemiche e/o di particolare valenza naturalistica (quelle insomma che giustificano la definizione di area SIC) sono ormai relegate a non più di 2 ha sui 692 ha complessivi dell'area "tutelata". La possibilità quindi di salvare questo residuo scrigno di biodiversità è affidato ad un urgentissimo intervento che lo stesso Luca Berdusco, coi volontari di Legambiente, cercherà di operare convincendo i proprietari delle aree interessate a mantenere la pratico dello sfalcio ed evitare al contempo quella della concimazione del terreno.
Legambiente locale sta lavorando nei confronti delle diverse amministrazioni comunali per rendere possibile all'interno del piano d'area esistente una serie di indicazioni e di vincoli che (unitamente ad un sostegno economico ancora da definire e capire se sia di provenienza europea piuttosto che locale o regionale ma che dovrebbe convincere i proprietari a desistere dalle cattive pratiche) garantiscano la sopravvivenza delle specie censite ancora solo negli anni '90. A titolo di esempio: della decina di specie di orchidee censite agli inizi degli anni '90 ora ne sarebbero presenti non più della metà.
Cercherò di tenervi informati su questa "emergenza" ambientale e anche, se sollecitato da chi opera sul posto, vedere come si possa dare una mano.
Cordiali saluti
Paolo Favaro
Di nadia (del 09/11/2009 @ 11:59:30, in PALU', linkato 116 volte)
C'è molta attenzione verso questi luoghi. Leggete le osservazioni di Paolo Favaro e la risposta di Roberto Masiero. Quest'ultimo, in particolare, in quanto scrittore (poesie e romanzi premiati) è capace di dare un respiro universale alle nostre attenzioni per questi luoghi, rendendo le stesse più nobili e degne. Grazie a Paolo e Roberto. Qui sotto i loro due testi in dialogo,
Cari amici, periodicamente torno a uno dei miei "Luoghi del cuore", i Palù del medio Piave, zona rientrante tra i SIC e ZPS della Regione Veneto.
Un paesaggio splendido e, oramai, rarissimo (si tratta di un'area di notevole ampiezza con una presenza di campi chiusi "bocages") ove periodicamente torno per godere della bellezza di un paesaggio creato dai benedettini 1000 anni or sono.
Oggi ho avuto la netta percezione che non solo l'area posta a Nord-Ovest è ormai stata catturata dal vitato, ma ormai quasi tutta l'area Nord è stata ridotta a coltivazione maidicola annullando in maniera radicale siepi, prati, alberature e inaridendo un terreno prima percorso dai canaletti che cingono parte dei campi chiusi.
La mia percezione è stata avvalorata da un incontro avuto con l'ex sindaco di Moriago Pergentino Breda, che condivide la mia costernazione per la continua estensione di aree sottratte al "bocage" causa la recente estensione di piantagioni di viti in aggiunta alle vaste aree ormai passate alla coltivazione a mais.
Lo stesso Pergentino Breda spera sia possibile far sapere quanto più possibile all'esterno la gravità della situazione, sperando che qualcuno avvii una campagna di stampa e sensibilizzazione tesa almeno ad arrestare il processo di alterazione in corso.
A mio avviso sarebbe opportuno, in prima istanza, inviare una lettera alla nuova amministrazione di Moriago della Battaglia e a quella di Sernaglia segnalando che esistono singoli, Associazioni, Fondazioni e quant'altro attenti alla sorte di un territorio così prezioso e preoccupati per la sua continua trasformazione.
Ricordo che i Palù sono stati anche segnalati al concorso "Luoghi di Valore" della Fondazione Benetton Studi Ricerche.
Spero nella vostra attenzione a questa mia segnalazione, invio i miei più cordiali saluti.
Paolo Favaro
Cari amici, non sarebbero necessarie altre parole, oltre quelle dell’amico Paolo che allego: vi prego di mandare una petizione al comune di Moriamo per la salvezza dei palù.
Anche nel mio romanzo fa capolino il dispregio per tanta grettezza che si riversa sul territorio, dopo ipocrite manifestazioni di appartenenza. Che ci volete fare, viviamo in un contesto schizofrenico: da un lato si piagnucola e si spaparanza in giro il richiamo forte e orgoglioso alle nostre “raise”, ai nostri valori, ma infine la cultura è quella di un popolo condannato a essere profondamente provinciale e incolto, se questi non si darà un colpo di reni e capirà che tutto, anche le leggi dell’economia, sono così provvisorie e fatue, in mancanza di un progetto di vivibilità per l’Uomo ( non il brutale omuncolo economico). Sembra quasi di assistere ad una nemesi: anche quella del vino è una cultura antica di solidarietà, di amicizia, di coraggio liquido. Se si vuole, in fondo è simbolo di rispetto, del filo sicuro che lega la storia migliore nel suo trascorrere. Ma questi veneti ne hanno tradito lo spirito. Non hanno rispetto e il vino si vendica, invasivo: anche i vigneti, da pacifico emblematico patto dell’umanità sana e lavoratrice con la madre terra, si tramutano in mostri all’apparenza bonari. Anch’essi spinti all’arrembaggio senza regole, come il mais, collaborano a modo loro al trionfo della filosofia concreta del capannonismo. Così come la coltivazione del radicchio di Treviso ora si diffonde imbastardita dal desiderio di produrre in quantità enormi tra Padova e Belluno, e il prosecco allarga i confini da Vicenza alla Slovenia in un’ingorda bulimica rincorsa all’affare, la povera terra, preda di certi nuovi barbari, attende con rabbia compressa il momento della vendetta.
Fate girare il messaggio di Paolo. Grazie
Roberto Masiero
Di nadia (del 03/11/2009 @ 09:51:26, in ESTnord, linkato 127 volte)
benvenuto nel mondo dei blog a Michele Zanetti, storico naturalista del Veneto.
Agli amici che leggeranno il suo blog (www.michelezanetti.it ) devo dire che il suo è il blog di un amico e di un maestro: maestro fin da quando (avevo circa 20 anni) ho cercato nelle librerie quel meraviglioso volume "il fosso e le siepi" (che oggi ammirano anche le mie piccole bambine.... quindi un libro generazionale), un libro che ha dato dignità scientifica al paesaggio che mi circondava, umile e maltrattato ma di impareggiabile bellezza, fatto prorio di fossi, siepi, risorgive, prati. Dopo vent'anni Michele Zanetti è diventato il sostenitore della campagna "Via la A28 dai palù" e ha fornito documenti e studi su questo paesaggio amato e minacciato dall'autostrada. Studi che sono oggi nelle sedi dei Ministeri, nelle pagine dei miei libri, e pesano come storia anche se l'autostrada pesa come un macigno violento. Dopo ancora, a dramma concluso, è diventato amico: belle le nostre serate a parlare pubblicamente di isole: lui, io e un geografo a san donà; a parlare pubblicamente di natura e memorie a Rovigo, in qul chiostro meraviglioso..... a Maserada arrabbiati a parlare di politiche -devastanti- sul territorio. Non dimenticherò la sua conclusione che ha fatto applaudire tutto il pubblico: "perchè faccio tutto questo? perchè io sono INNAMORATO della natura..... lo faccio PER AMORE....., con amore".
Grazie Michele per aver condiviso il tuo amore per la natura con tanta gente, e per questo benvenga il tuo blog. Ti invito a pubblicare, uno dei prossimi giorni, il bel racconto che scrivesti anni fa su quel prato in mezzo ai palù o le sangole.... narrando di quello zio che lasciò in eredità un piccolo sperduto pezzo di terra in mezzo ai palù....costringendo l'emigrante a tornare e a fare i conti con la propria terra! Arrivederci nel nostri blog, Michele Zanetti!
In un precedente post ho pubblicato una lunga lettera che Paolo, giovane ventenne, mi ha scritto questa estate, raccontandomi della sua ri-scoperta dei palù e della devastazione dell'A28 Conegliano -PN. Nel post invitavo a vedere il suo breve video intitolato "le urla della campagna", davvero inquietante. Non ho ancora conosciuto Paolo, ma al post ha risposto anche Andrea Mattarollo, attivista storico del WWF di Villorba, insieme a me, autore del video "Che cos'è l'A28", partecipe delle vicende e della battaglia per la tutela dei palù tra Livenza e Monticano. Non posso che essere grata a Paolo per quello che ha fatto, con la freschezza della sua gioventù, dando valore a ciò che anche noi a vent'anni abbiamo voluto valorizzare..... Ecco il commento di Andrea:
cara Nadia, ho letto nel tuo blog la lettera che ti ha inviato Paolo, e mi ha fatto tenerezza, m'ha ricordato Nadia Andrea e tanti altri che hanno creduto, comunque andasse che non si poteva rimanere in silenzio, m'ha ricordato la mia scoperta dei palù, grazie a te, e il racconto della tua scoperta, attraverso la tua esperienza, le persone che che hai conosciuto, intervistato, frequentato. M'ha ricordato come i palù fossero si stati una scoperta, d'una realtà che non conoscevo, ma anche una scoperta di qualcosa che mi apparteneva, in un senso molto concreto, quasi di una parte di me stesso, che veniva violata prima di tutto nel suo essere disconosciuta. Io conosco i palù, questo non potrà cancellarlo nessuno.
Cara mia, un abbraccio
Andrea
Tre incontri su
Beni comuni, culture
e dinamiche
di cambiamento
MIlano Univ. Bicocca
Mercoledì 21 Ottobre 2009, h. 14-17 (Aula Massa, Edificio U6, IV piano)
Saperi attorno all’acqua
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“Per un’antropologia dell’acqua” Breda, Università degli Studi di Firenze
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“Competizione sulle risorse idriche e il futuro dei piccoli agricoltori in Egitto e Tunisia” Habib Ayeb, American University of Cairo
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“Accesso all'acqua e modelli di cooperazione” Rosario Lembo, Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua
Mercoledì 28 Ottobre 2009, h. 14-17 (aula da definire)
I saperi della terra
Arianna Cecconi, Università degli Studi di Milano-Bicocca
- Francesco Benciolini (Associazione Rurale Italiana)
Mercoledì 4 novembre 2009, h.14-17, (Aula Massa, Edificio U6, IV piano)
I saperi della partecipazione
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“Saperi locali e retoriche della partecipazione nell’agrobusiness giordano” Mauro Van Aken, Università degli Studi di Milano-Bicocca
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“Buone pratiche nella gestione agro-pastorale in Etiopia” Italo Rizzi, LVIA
Per vedere i video di Paolo Steffan sull'autostrada e le sue meraviglie, cliccate le parole "palù san fior" su youtube. il più sconcertante è il video intitolato le urla della campagna..... buona visione!
Di nadia (del 02/10/2009 @ 11:40:06, in PALU', linkato 385 volte)
Paolo ha 20 anni: la metà dei miei. Abita a San Fior, vicino a me. Ha scoperto i palù da solo, già sventrati dall'A28, attraverso ricordi d'infanzia. Mi ha scritto una mail, raccontandomi questa scoperta, lo schock emotivo e culturale, ringraziando gli ambientalisti per aver almeno provato, con tutte le loro forze, a salvare i palù. Se un giovanissimo ha scritto e pensato questo, allora nulla è perduto, nulla è stato inutile. Grazie Paolo. Leggete la sua mail!!!!
Castello Roganzuolo, 15 luglio 200 Finalmente mi è arrivato un libro che ordinai 15 giorni fa, dal bel sottotitolo Inquietanti paesaggi fra natura e cultura: ne ho appena letto l'introduzione. Da qualche tempo volevo notizie sui palù, specie di San Fior, su che cosa sono veramente, su cosa di ciò che da bambino vedevo calpestavo toccavo quasi tutti i giorni, fosse palù e cosa no. LA PREGO di leggere questa mia testimonianza, con pazienza, anche se mi dilungherò un poco, specie per contestualizzare il tutto. Mi presento: sono uno studente di lettere (a Venezia), ho 20 anni e vivo, appunto, nel comune di San Fior, vicino ai colli, relativamente lontano dall'area propriamente detta dei palù. Eppure negli anni '90 ebbi un contatto quasi giornaliero con i palù, in quanto i miei nonni acquistarono una vecchia casa rurale fatiscente in via Palù a San Fior di Sotto, luogo di campagna dove mi recavo almeno 4-5 pomeriggi a settimana. Poi, dopo pochi anni la casa andò venduta (perché era "insopportabilmente" e "inspiegabilmente" vincolata ai beni culturali!). Ebbene, da quel momento, i miei rapporti coi palù cessarono per anni. Nel 2008, anno in cui ho iniziato consapevolmente a PAESAGGIRE specie nell'arco collinare di Castello Roganzuolo, Colle Umberto, fotografando, ascoltando ecc mi sono accorto che c'era qualche cosa di inquieto, che mi era comunicato: una minaccia incombente su un'albero, un muro, una pietra, che dopo vent'anni che vedevo, iniziavo a guardare: e in queste piccole cose ritrovavo le passate stagioni, di me e di umanità scomparse, che in esse avevano testimoniato un passaggio fondamentale. L'anno scorso, ad agosto, capitai nella campagna di San Vendemiano, percorrevo una strada che da tempo non frequentavo, quando vidi... I PILASTRI DEL CANTIERE AUTOSTRADALE! "Finalmente" ce l'avevano fatta!... Rimasi scioccato dalla presenza di quelle masse di cemento, in mezzo alle siepi, tra vecchi edifici (che avevano il destino di scomparire sotto l'asfalto entro pochi mesi). Perché, già negli anni '90 avevo sentito parlare di quella autostrada che "no i la finisse mai! Tuta colpa dei Verdi, chei maedetti!"... e queste sono esclamazioni da me edulcorate, ma che si sentivano, tra gli amanti di un grasso progresso (solo finanziario, poi). Invece i Verdi maedetti, maniera comune di definire il WWF e gli attivisti per la tutela dell'ambiente ("tuti parolon fati pa' imbriagarte su") hanno di fatto "perso". Il giorno stesso che ho scoperto il misfatto, ero con un amico che vive a San Fior solo da circa 10 anni, e l'ho fatto fermare, proprio dentro il cantiere dell'autostrada, in un pomeriggio domenicale in cui le scavatrici riposavano. Munito - come sempre - di fotocamera, ho fatto alcune foto e, a testimoniare lo shock, ho inventato un breve video, venutomi spontaneo al momento, e al quale ha collaborato il compagno di viaggio. L'ho caricato su youtube, dove i video sensati hanno molto poca fortuna: la prego di guardarlo all'indirizzo seguente: http://www.youtube.com/watch?v=R46rfEI9xlA
Dopo alcuni sopralluoghi in questo punto nei mesi successivi, un giorno di marzo (2009) mi è balzato agli occhi il nome di palù, grazie a Sovrimpressioni di Andrea Zanzotto. Ecco che mi si è riaperto un mondo! Mi sono ricordato dei pomeriggi a San Fior di Sotto, del fatto che il tracciato dell'autostrada, com'era segnato negli anni '90, doveva passare a pochi metri dal campo dove giocavo, dove coglievo le "tegoline", i "fasoi", i "radicet" e le "radicee" con la nonna. Partii da casa a piedi e mi recai nel luogo. Per via Palù enormi camion mi sfrecciavano accanto, irrispettosi del pedone senza dignità. Arrivo. casa non c'era più. Ne era in costruzione una nuova, "fedele ricostruzione"? Mah!... Da lì già vedevo il cavalcavia, e altri camion indaffarati a snodarsi nel cantiere. Vi passai sotto, un po' intimidito e demoralizzato. Fotografai. Proseguii. Via San Macario dei Palù, un nome misterioso, ma amichevole: la imbocco, anche perché riporta su, verso Zoppé. Qui lo spettacolo paesaggistico è indescrivibile, e il quasi silenzio. Ma l'illusione durò poco, dietro una siepe, oltre un acquitrino: due cavalcavia mozzi, cadaverici nell'atto stesso di nascere. E due betoniere una contro l'altra, in quello che ho immediatamente descritto come un rapporto sessuale che dà frutti inversi, cioé che non dà frutti. Anche qui ho fatto due brevissimi filmati, ai quali la rimando: http://www.youtube.com/watch?v=RGC6zalc_8w http://www.youtube.com/watch?v=e1qF-X58gd4 Da quel momento non ho più avuto contatti coi palù di San Fior di Sotto. Ma solo Dio - o San Macario dei Palù - può sapere quanto li ho pensati. E finalmente ho scoperto una bella pubblicazione, che mi farà compagnia quest'estate, aiutandomi a stargli più vicino. Grazie per l'interessamento, ma SOPRATTUTTO per tutto quello che lei e altri avete fatto e state facendo per questi tesori di cui nessuno pare accorgersi più, forse per la DIFFICOLTA', cosa intollerabile nell'era dei Quattro Salti in padella! Paolo Steffan P.S. Se i link dei video non dovessero funzionare, basta che faccia una ricerca su youtube per "palù san fior" e li troverà tutti e tre. Non sono capolavori, ma do loro almeno il grado di testimonianze.
05/09/2010 @ 22.08.44
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