C'è molta attenzione verso questi luoghi. Leggete le osservazioni di Paolo Favaro e la risposta di Roberto Masiero. Quest'ultimo, in particolare, in quanto scrittore (poesie e romanzi premiati) è capace di dare un respiro universale alle nostre attenzioni per questi luoghi, rendendo le stesse più nobili e degne. Grazie a Paolo e Roberto.
Qui sotto i loro due testi in dialogo,
Cari amici, periodicamente torno a uno dei miei "Luoghi del cuore", i Palù del medio Piave, zona rientrante tra i SIC e ZPS della Regione Veneto.
Un paesaggio splendido e, oramai, rarissimo (si tratta di un'area di notevole ampiezza con una presenza di campi chiusi "bocages") ove periodicamente torno per godere della bellezza di un paesaggio creato dai benedettini 1000 anni or sono.
Oggi ho avuto la netta percezione che non solo l'area posta a Nord-Ovest è ormai stata catturata dal vitato, ma ormai quasi tutta l'area Nord è stata ridotta a coltivazione maidicola annullando in maniera radicale siepi, prati, alberature e inaridendo un terreno prima percorso dai canaletti che cingono parte dei campi chiusi.
La mia percezione è stata avvalorata da un incontro avuto con l'ex sindaco di Moriago Pergentino Breda, che condivide la mia costernazione per la continua estensione di aree sottratte al "bocage" causa la recente estensione di piantagioni di viti in aggiunta alle vaste aree ormai passate alla coltivazione a mais.
Lo stesso Pergentino Breda spera sia possibile far sapere quanto più possibile all'esterno la gravità della situazione, sperando che qualcuno avvii una campagna di stampa e sensibilizzazione tesa almeno ad arrestare il processo di alterazione in corso.
A mio avviso sarebbe opportuno, in prima istanza, inviare una lettera alla nuova amministrazione di Moriago della Battaglia e a quella di Sernaglia segnalando che esistono singoli, Associazioni, Fondazioni e quant'altro attenti alla sorte di un territorio così prezioso e preoccupati per la sua continua trasformazione.
Ricordo che i Palù sono stati anche segnalati al concorso "Luoghi di Valore" della Fondazione Benetton Studi Ricerche.
Spero nella vostra attenzione a questa mia segnalazione, invio i miei più cordiali saluti.
Paolo Favaro
Cari amici, non sarebbero necessarie altre parole, oltre quelle dell’amico Paolo che allego: vi prego di mandare una petizione al comune di Moriamo per la salvezza dei palù.
Anche nel mio romanzo fa capolino il dispregio per tanta grettezza che si riversa sul territorio, dopo ipocrite manifestazioni di appartenenza. Che ci volete fare, viviamo in un contesto schizofrenico: da un lato si piagnucola e si spaparanza in giro il richiamo forte e orgoglioso alle nostre “raise”, ai nostri valori, ma infine la cultura è quella di un popolo condannato a essere profondamente provinciale e incolto, se questi non si darà un colpo di reni e capirà che tutto, anche le leggi dell’economia, sono così provvisorie e fatue, in mancanza di un progetto di vivibilità per l’Uomo ( non il brutale omuncolo economico). Sembra quasi di assistere ad una nemesi: anche quella del vino è una cultura antica di solidarietà, di amicizia, di coraggio liquido. Se si vuole, in fondo è simbolo di rispetto, del filo sicuro che lega la storia migliore nel suo trascorrere. Ma questi veneti ne hanno tradito lo spirito. Non hanno rispetto e il vino si vendica, invasivo: anche i vigneti, da pacifico emblematico patto dell’umanità sana e lavoratrice con la madre terra, si tramutano in mostri all’apparenza bonari. Anch’essi spinti all’arrembaggio senza regole, come il mais, collaborano a modo loro al trionfo della filosofia concreta del capannonismo. Così come la coltivazione del radicchio di Treviso ora si diffonde imbastardita dal desiderio di produrre in quantità enormi tra Padova e Belluno, e il prosecco allarga i confini da Vicenza alla Slovenia in un’ingorda bulimica rincorsa all’affare, la povera terra, preda di certi nuovi barbari, attende con rabbia compressa il momento della vendetta.
Fate girare il messaggio di Paolo. Grazie
Roberto Masiero