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Passaggio generazionale per i palù
Di nadia (del 02/10/2009 @ 11:40:06, in PALU', linkato 385 volte)
Paolo ha 20 anni: la metà dei miei. Abita a San Fior, vicino a me. Ha scoperto i palù da solo, già sventrati dall'A28, attraverso ricordi d'infanzia. Mi ha scritto una mail, raccontandomi questa scoperta, lo schock emotivo e culturale, ringraziando gli ambientalisti per aver almeno provato, con tutte le loro forze, a salvare i palù.
Se un giovanissimo ha scritto e pensato questo, allora nulla è perduto, nulla è stato inutile.
Grazie Paolo.
Leggete la sua mail!!!!




Castello Roganzuolo, 15 luglio 200

Finalmente mi è arrivato un libro che ordinai 15 giorni fa, dal bel sottotitolo Inquietanti paesaggi fra natura e cultura: ne ho appena letto l'introduzione. Da qualche tempo volevo notizie sui palù, specie di San Fior, su che cosa sono veramente, su cosa di ciò che da bambino vedevo calpestavo toccavo quasi tutti i giorni, fosse palù e cosa no.
LA PREGO di leggere questa mia testimonianza, con pazienza, anche se mi dilungherò un poco, specie per contestualizzare il tutto. Mi presento: sono uno studente di lettere (a Venezia), ho 20 anni e vivo, appunto, nel comune di San Fior, vicino ai colli, relativamente lontano dall'area propriamente detta dei palù. Eppure negli anni '90 ebbi un contatto quasi giornaliero con i palù, in quanto i miei nonni acquistarono una vecchia casa rurale fatiscente in via Palù a San Fior di Sotto, luogo di campagna dove mi recavo almeno 4-5 pomeriggi a settimana. Poi, dopo pochi anni la casa andò venduta (perché era "insopportabilmente" e "inspiegabilmente" vincolata ai beni culturali!).
Ebbene, da quel momento, i miei rapporti coi palù cessarono per anni. Nel 2008, anno in cui ho iniziato consapevolmente a PAESAGGIRE specie nell'arco collinare di Castello Roganzuolo, Colle Umberto, fotografando, ascoltando ecc mi sono accorto che c'era qualche cosa di inquieto, che mi era comunicato: una minaccia incombente su un'albero, un muro, una pietra, che dopo vent'anni che vedevo, iniziavo a guardare: e in queste piccole cose ritrovavo le passate stagioni, di me e di umanità scomparse, che in esse avevano testimoniato un passaggio fondamentale.

L'anno scorso, ad agosto, capitai nella campagna di San Vendemiano, percorrevo una strada che da tempo non frequentavo, quando vidi... I PILASTRI DEL CANTIERE AUTOSTRADALE! "Finalmente" ce l'avevano fatta!... Rimasi scioccato dalla presenza di quelle masse di cemento, in mezzo alle siepi, tra vecchi edifici (che avevano il destino di scomparire sotto l'asfalto entro pochi mesi). Perché, già negli anni '90 avevo sentito parlare di quella autostrada che "no i la finisse mai! Tuta colpa dei Verdi, chei maedetti!"... e queste sono esclamazioni da me edulcorate, ma che si sentivano, tra gli amanti di un grasso progresso (solo finanziario, poi). Invece i Verdi maedetti, maniera comune di definire il WWF e gli attivisti per la tutela dell'ambiente ("tuti parolon fati pa' imbriagarte su") hanno di fatto "perso".
Il giorno stesso che ho scoperto il misfatto, ero con un amico che vive a San Fior solo da circa 10 anni, e l'ho fatto fermare, proprio dentro il cantiere dell'autostrada, in un pomeriggio domenicale in cui le scavatrici riposavano. Munito - come sempre - di fotocamera, ho fatto alcune foto e, a testimoniare lo shock, ho inventato un breve video, venutomi spontaneo al momento, e al quale ha collaborato il compagno di viaggio.

L'ho caricato su youtube, dove i video sensati hanno molto poca fortuna:

la prego di guardarlo all'indirizzo seguente: http://www.youtube.com/watch?v=R46rfEI9xlA

Dopo alcuni sopralluoghi in questo punto nei mesi successivi, un giorno di marzo (2009) mi è balzato agli occhi il nome di palù, grazie a Sovrimpressioni di Andrea Zanzotto. Ecco che mi si è riaperto un mondo! Mi sono ricordato dei pomeriggi a San Fior di Sotto, del fatto che il tracciato dell'autostrada, com'era segnato negli anni '90, doveva passare a pochi metri dal campo dove giocavo, dove coglievo le "tegoline", i "fasoi", i "radicet" e le "radicee" con la nonna. Partii da casa a piedi e mi recai nel luogo. Per via Palù enormi camion mi sfrecciavano accanto, irrispettosi del pedone senza dignità. Arrivo. casa non c'era più. Ne era in costruzione una nuova, "fedele ricostruzione"? Mah!... Da lì già vedevo il cavalcavia, e altri camion indaffarati a snodarsi nel cantiere. Vi passai sotto, un po' intimidito e demoralizzato.
Fotografai.
Proseguii.
Via San Macario dei Palù, un nome misterioso, ma amichevole: la imbocco, anche perché riporta su, verso Zoppé. Qui lo spettacolo paesaggistico è indescrivibile, e il quasi silenzio. Ma l'illusione durò poco, dietro una siepe, oltre un acquitrino: due cavalcavia mozzi, cadaverici nell'atto stesso di nascere. E due betoniere una contro l'altra, in quello che ho immediatamente descritto come un rapporto sessuale che dà frutti inversi, cioé che non dà frutti. Anche qui ho fatto due brevissimi filmati, ai quali la rimando:

 http://www.youtube.com/watch?v=RGC6zalc_8w

http://www.youtube.com/watch?v=e1qF-X58gd4

Da quel momento non ho più avuto contatti coi palù di San Fior di Sotto. Ma solo Dio - o San Macario dei Palù - può sapere quanto li ho pensati. E finalmente ho scoperto una bella pubblicazione, che mi farà compagnia quest'estate, aiutandomi a stargli più vicino. Grazie per l'interessamento, ma SOPRATTUTTO per tutto quello che lei e altri avete fatto e state facendo per questi tesori di cui nessuno pare accorgersi più, forse per la DIFFICOLTA', cosa intollerabile nell'era dei Quattro Salti in padella!

Paolo Steffan

P.S. Se i link dei video non dovessero funzionare, basta che faccia una ricerca su youtube per "palù san fior" e li troverà tutti e tre. Non sono capolavori, ma do loro almeno il grado di testimonianze.