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Benvenuti in ANTRO: antropologia, ambiente e dintorni. Blog di Nadia Breda
Cari lettori, ho inizato nel 2007 quest blog intitolato ANTRO, con un post chiamato "benvenuti". Oggi è tempo di rinnovare la piattaforma: come mi dice l'uomo dell'antro "è ora di fare come con la terra, arare e ricominciare". Sono d'accordo. Sono contenta dell'esperienza fatta, soprattutto come docente universitaria, quando rarissimi docenti usavano questi mezzi di comunicazione. ARRIVEDERCI a tutti a prestissimo, con rinnovate forze.... Ripartirò con l'uscita del mio nuovo libro, BIBO. Dalla palude ai cementi, una storia esemplare!!!
Di nadia (del 06/02/2010 @ 11:55:17, in ACQUA, linkato 79 volte)
é sempre una questione di acqua, questa volta in musica..... ascoltate il maestro Omar Zanette, pianista classico e jazz, con una composizione sua.... di acqua.....
http://www.youtube.com/watch?v=fipAOtHrYlw
http://www.youtube.com/watch?v=fipAOtHrYlw
Di nadia (del 04/02/2010 @ 04:39:32, in La Piave, linkato 89 volte)
Ecco un dono che mi è arrivato: un racconto del poeta Gianpietro Barbieri... con il quale condivido l'amore per la Piave, come lui cammino sugli argini dei fiumi e dei torrenti, e come lui sono -spero- una attivista militante r-esistente....da leggere! (grazie gianpi).
UNE SAISON A CA’ TRON
(domenica metafisica nella campagna) gennaio 2010
*
Nell’inedito silenzio della domenica, per la strada, i paesi, le campagne, i lungofiumi; nella sconosciuta assenza di movimento, nell’immobile confuso paesaggio che sembra ordire qualcosa di losco e fosco e tragico, l’auto segue istintiva una via, apre decisa una breccia sul muro immobile di case e ringhiere e niente di cui si compone la nostra visuale.
Sulla Luna è domenica.
Resti anneriti di lancette vagano verso chiese opache – simula il cervello il chiocciare di pollame per avere un barlume di atavica madeleine, qualcosa da sgranocchiare nella mai sazia e obliante memoria.
L’auto non parla e punta decisa verso il mare.
La campagna rolla verso sud, piano ma costante la grande piattaforma si inclina. Stoppie, arativi, prati senza identità: deserto, nulla, pattume … e del deserto giunge puntuale il miraggio: un grappolo di persone, vedo vesti colorate, qualcuno fuma e colora l’aria altrimenti di vetro; stanno insieme, guardo se c’è una chiesa lì vicino, ma niente… guardo, cerco perché nel deserto della campagna tutto è evidente, almeno sembra, almeno credo; cerco e scopro un campo da calcio con qualche ragazzo intirizzito che rincorre una palla per la gioia del papà.
Le auto riposano come bestie nella stalla, affiancate l’una all’altra davanti ad un palo di legno messo di traverso.
Allora mi prende un’illuminazione o, molto semplicemente, in quel mare d’indecisione mio e della campagna penso di fare qualcosa e quest’idea mi riempie di gioia, mi autorizza a sperare in qualcosa che forse accadrà. Parcheggio ed esco, mi libero dalla camicia di ferro e vetro dell’auto, dallo scafandro che mi portava dove voleva, che mi incatenava lo sguardo obbligandolo alla visuale del rettilineo e basta, mi obbligava a pensare solo a quell’istante col suo monotono brontolare,borbottare la stessa cosa come un vecchio rimbambito.
Esco e mi dirigo verso l’argine. L’argine ha sempre sorprese, l’argine è un labbro che bacia il cielo con l’acqua del fiume che chiude, l’argine sa, è esperto di terra e di acqua, è un amico che avverte del pericolo, è l’amico che ti porta verso qualche paese se lo segui mentre ti racconta di nutrie e persici, di martin pescatori e albe sconfinate.
Esco e vado verso l’argine, ma sento che non basterà a liberarmi da quel colloso paesaggio che mi circonda, che mi precede e mi segue; sento che quel paesaggio mi è entrato dentro e non uscirà mai più: sono suo, appartengo a quel nihil diffuso, a quell’abrasione, a quella cicatrice, alla larga ferita della campagna.
Guardo intorno; l’argine mi ha innalzato di qualche metro dal piano campagna, l’ha fatto per tirarmi un po’ su, per darmi coraggio come immaginavo, ma non basta.
Tuttavia, la sorpresa dell’acqua, antro dei misteri, altra dimensione mi coglie impreparato e, sebbene per poco, per un poco appena sorrido di meraviglia.
Assisto ad un evento… e qui davvero vorrei che ci fosse stato qualcuno che avesse visto la stessa cosa che ho visto io, perché raccontarla è una fatica e non è mai, mai la stessa cosa: ho visto un piccolo topo, ... Leggi tutto...
Di nadia (del 02/02/2010 @ 11:14:36, in PALU', linkato 79 volte)
Il 2010 sarà l'anno della biodiversità. A dire il vero dovrebbe essere l'anno del giro di boa della biodiversità: cioè l'anno in cui si smette di perdere la Biodiversità.
Benvengano allora i momenti di resa dei conti sulla biodiversità di casa nostra. Quanto sta succedendo a quel meraviglioso scrigno di biodiversità che sono i palù del Quartier del Piave è ben detto nel testo che riporto qui sotto, scritto dal bravo Paolo Favaro che avete già conosciuto nei post precedenti. Leggete... leggete..... presto ci sarà da agire su questo fronte. Io sono pronta!
Vi scrivo per rendervi noto, a circa mesi dal mio primo allarme, che martedi scorso ho avuto conferma dei miei timori.
Ho partecipato, martedi scorso, al CEA di Fontigo (gestito da Legambiente di Sernaglia) alla presentazione di un'interessante tesi di laurea dal titolo: Ipotesi di gestione sostenibile dei Palù del Quartier del Piave (dott.ssa Margherita Dalle Ceste) e, nel corso della presentazione e della successiva discussione, un naturalista presente: Luca Berdusco, ha confermato non solo la continua erosione del paesaggio a campi chiusi ma, soprattutto, il dato che la biodiversità e cioè le specie endemiche e/o di particolare valenza naturalistica (quelle insomma che giustificano la definizione di area SIC) sono ormai relegate a non più di 2 ha sui 692 ha complessivi dell'area "tutelata". La possibilità quindi di salvare questo residuo scrigno di biodiversità è affidato ad un urgentissimo intervento che lo stesso Luca Berdusco, coi volontari di Legambiente, cercherà di operare convincendo i proprietari delle aree interessate a mantenere la pratico dello sfalcio ed evitare al contempo quella della concimazione del terreno.
Legambiente locale sta lavorando nei confronti delle diverse amministrazioni comunali per rendere possibile all'interno del piano d'area esistente una serie di indicazioni e di vincoli che (unitamente ad un sostegno economico ancora da definire e capire se sia di provenienza europea piuttosto che locale o regionale ma che dovrebbe convincere i proprietari a desistere dalle cattive pratiche) garantiscano la sopravvivenza delle specie censite ancora solo negli anni '90. A titolo di esempio: della decina di specie di orchidee censite agli inizi degli anni '90 ora ne sarebbero presenti non più della metà.
Cercherò di tenervi informati su questa "emergenza" ambientale e anche, se sollecitato da chi opera sul posto, vedere come si possa dare una mano.
Cordiali saluti
Paolo Favaro
Di nadia (del 09/11/2009 @ 11:59:30, in PALU', linkato 106 volte)
C'è molta attenzione verso questi luoghi. Leggete le osservazioni di Paolo Favaro e la risposta di Roberto Masiero. Quest'ultimo, in particolare, in quanto scrittore (poesie e romanzi premiati) è capace di dare un respiro universale alle nostre attenzioni per questi luoghi, rendendo le stesse più nobili e degne. Grazie a Paolo e Roberto. Qui sotto i loro due testi in dialogo,
Cari amici, periodicamente torno a uno dei miei "Luoghi del cuore", i Palù del medio Piave, zona rientrante tra i SIC e ZPS della Regione Veneto.
Un paesaggio splendido e, oramai, rarissimo (si tratta di un'area di notevole ampiezza con una presenza di campi chiusi "bocages") ove periodicamente torno per godere della bellezza di un paesaggio creato dai benedettini 1000 anni or sono.
Oggi ho avuto la netta percezione che non solo l'area posta a Nord-Ovest è ormai stata catturata dal vitato, ma ormai quasi tutta l'area Nord è stata ridotta a coltivazione maidicola annullando in maniera radicale siepi, prati, alberature e inaridendo un terreno prima percorso dai canaletti che cingono parte dei campi chiusi.
La mia percezione è stata avvalorata da un incontro avuto con l'ex sindaco di Moriago Pergentino Breda, che condivide la mia costernazione per la continua estensione di aree sottratte al "bocage" causa la recente estensione di piantagioni di viti in aggiunta alle vaste aree ormai passate alla coltivazione a mais.
Lo stesso Pergentino Breda spera sia possibile far sapere quanto più possibile all'esterno la gravità della situazione, sperando che qualcuno avvii una campagna di stampa e sensibilizzazione tesa almeno ad arrestare il processo di alterazione in corso.
A mio avviso sarebbe opportuno, in prima istanza, inviare una lettera alla nuova amministrazione di Moriago della Battaglia e a quella di Sernaglia segnalando che esistono singoli, Associazioni, Fondazioni e quant'altro attenti alla sorte di un territorio così prezioso e preoccupati per la sua continua trasformazione.
Ricordo che i Palù sono stati anche segnalati al concorso "Luoghi di Valore" della Fondazione Benetton Studi Ricerche.
Spero nella vostra attenzione a questa mia segnalazione, invio i miei più cordiali saluti.
Paolo Favaro
Cari amici, non sarebbero necessarie altre parole, oltre quelle dell’amico Paolo che allego: vi prego di mandare una petizione al comune di Moriamo per la salvezza dei palù.
Anche nel mio romanzo fa capolino il dispregio per tanta grettezza che si riversa sul territorio, dopo ipocrite manifestazioni di appartenenza. Che ci volete fare, viviamo in un contesto schizofrenico: da un lato si piagnucola e si spaparanza in giro il richiamo forte e orgoglioso alle nostre “raise”, ai nostri valori, ma infine la cultura è quella di un popolo condannato a essere profondamente provinciale e incolto, se questi non si darà un colpo di reni e capirà che tutto, anche le leggi dell’economia, sono così provvisorie e fatue, in mancanza di un progetto di vivibilità per l’Uomo ( non il brutale omuncolo economico). Sembra quasi di assistere ad una nemesi: anche quella del vino è una cultura antica di solidarietà, di amicizia, di coraggio liquido. Se si vuole, in fondo è simbolo di rispetto, del filo sicuro che lega la storia migliore nel suo trascorrere. Ma questi veneti ne hanno tradito lo spirito. Non hanno rispetto e il vino si vendica, invasivo: anche i vigneti, da pacifico emblematico patto dell’umanità sana e lavoratrice con la madre terra, si tramutano in mostri all’apparenza bonari. Anch’essi spinti all’arrembaggio senza regole, come il mais, collaborano a modo loro al trionfo della filosofia concreta del capannonismo. Così come la coltivazione del radicchio di Treviso ora si diffonde imbastardita dal desiderio di produrre in quantità enormi tra Padova e Belluno, e il prosecco allarga i confini da Vicenza alla Slovenia in un’ingorda bulimica rincorsa all’affare, la povera terra, preda di certi nuovi barbari, attende con rabbia compressa il momento della vendetta.
Fate girare il messaggio di Paolo. Grazie
Roberto Masiero
Di nadia (del 03/11/2009 @ 09:51:26, in ESTnord, linkato 116 volte)
benvenuto nel mondo dei blog a Michele Zanetti, storico naturalista del Veneto.
Agli amici che leggeranno il suo blog (www.michelezanetti.it ) devo dire che il suo è il blog di un amico e di un maestro: maestro fin da quando (avevo circa 20 anni) ho cercato nelle librerie quel meraviglioso volume "il fosso e le siepi" (che oggi ammirano anche le mie piccole bambine.... quindi un libro generazionale), un libro che ha dato dignità scientifica al paesaggio che mi circondava, umile e maltrattato ma di impareggiabile bellezza, fatto prorio di fossi, siepi, risorgive, prati. Dopo vent'anni Michele Zanetti è diventato il sostenitore della campagna "Via la A28 dai palù" e ha fornito documenti e studi su questo paesaggio amato e minacciato dall'autostrada. Studi che sono oggi nelle sedi dei Ministeri, nelle pagine dei miei libri, e pesano come storia anche se l'autostrada pesa come un macigno violento. Dopo ancora, a dramma concluso, è diventato amico: belle le nostre serate a parlare pubblicamente di isole: lui, io e un geografo a san donà; a parlare pubblicamente di natura e memorie a Rovigo, in qul chiostro meraviglioso..... a Maserada arrabbiati a parlare di politiche -devastanti- sul territorio. Non dimenticherò la sua conclusione che ha fatto applaudire tutto il pubblico: "perchè faccio tutto questo? perchè io sono INNAMORATO della natura..... lo faccio PER AMORE....., con amore".
Grazie Michele per aver condiviso il tuo amore per la natura con tanta gente, e per questo benvenga il tuo blog. Ti invito a pubblicare, uno dei prossimi giorni, il bel racconto che scrivesti anni fa su quel prato in mezzo ai palù o le sangole.... narrando di quello zio che lasciò in eredità un piccolo sperduto pezzo di terra in mezzo ai palù....costringendo l'emigrante a tornare e a fare i conti con la propria terra! Arrivederci nel nostri blog, Michele Zanetti!
In un precedente post ho pubblicato una lunga lettera che Paolo, giovane ventenne, mi ha scritto questa estate, raccontandomi della sua ri-scoperta dei palù e della devastazione dell'A28 Conegliano -PN. Nel post invitavo a vedere il suo breve video intitolato "le urla della campagna", davvero inquietante. Non ho ancora conosciuto Paolo, ma al post ha risposto anche Andrea Mattarollo, attivista storico del WWF di Villorba, insieme a me, autore del video "Che cos'è l'A28", partecipe delle vicende e della battaglia per la tutela dei palù tra Livenza e Monticano. Non posso che essere grata a Paolo per quello che ha fatto, con la freschezza della sua gioventù, dando valore a ciò che anche noi a vent'anni abbiamo voluto valorizzare..... Ecco il commento di Andrea:
cara Nadia, ho letto nel tuo blog la lettera che ti ha inviato Paolo, e mi ha fatto tenerezza, m'ha ricordato Nadia Andrea e tanti altri che hanno creduto, comunque andasse che non si poteva rimanere in silenzio, m'ha ricordato la mia scoperta dei palù, grazie a te, e il racconto della tua scoperta, attraverso la tua esperienza, le persone che che hai conosciuto, intervistato, frequentato. M'ha ricordato come i palù fossero si stati una scoperta, d'una realtà che non conoscevo, ma anche una scoperta di qualcosa che mi apparteneva, in un senso molto concreto, quasi di una parte di me stesso, che veniva violata prima di tutto nel suo essere disconosciuta. Io conosco i palù, questo non potrà cancellarlo nessuno.
Cara mia, un abbraccio
Andrea
Tre incontri su
Beni comuni, culture
e dinamiche
di cambiamento
MIlano Univ. Bicocca
... Leggi tutto...
Per vedere i video di Paolo Steffan sull'autostrada e le sue meraviglie, cliccate le parole "palù san fior" su youtube. il più sconcertante è il video intitolato le urla della campagna..... buona visione!
Di nadia (del 02/10/2009 @ 11:40:06, in PALU', linkato 367 volte)
Paolo ha 20 anni: la metà dei miei. Abita a San Fior, vicino a me. Ha scoperto i palù da solo, già sventrati dall'A28, attraverso ricordi d'infanzia. Mi ha scritto una mail, raccontandomi questa scoperta, lo schock emotivo e culturale, ringraziando gli ambientalisti per aver almeno provato, con tutte le loro forze, a salvare i palù. Se un giovanissimo ha scritto e pensato questo, allora nulla è perduto, nulla è stato inutile. Grazie Paolo. Leggete la sua mail!!!!
Castello Roganzuolo, 15 luglio 200 Finalmente mi è arrivato un libro che ordinai 15 giorni fa, dal bel sottotitolo Inquietanti paesaggi fra natura e cultura: ne ho appena letto l'introduzione. Da qualche tempo volevo notizie sui palù, specie di San Fior, su che cosa sono veramente, su cosa di ciò che da bambino vedevo calpestavo toccavo quasi tutti i giorni, fosse palù e cosa no. LA PREGO di leggere questa mia testimonianza, con pazienza, anche se mi dilungherò un poco, specie per contestualizzare il tutto. Mi presento: sono uno studente di lettere (a Venezia), ho 20 anni e vivo, appunto, nel comune di San Fior, vicino ai colli, relativamente lontano dall'area propriamente detta dei palù. Eppure negli anni '90 ebbi un contatto quasi giornaliero con i palù, in quanto i miei nonni acquistarono una vecchia casa rurale fatiscente in via Palù a San Fior di Sotto, luogo di campagna dove mi recavo almeno 4-5 pomeriggi a settimana. Poi, dopo pochi anni la casa andò venduta (perché era "insopportabilmente" e "inspiegabilmente" vincolata ai beni culturali!). Ebbene, da quel momento, i miei rapporti coi palù cessarono per anni. Nel 2008, anno in cui ho iniziato consapevolmente a PAESAGGIRE specie nell'arco collinare di Castello Roganzuolo, Colle Umberto, fotografando, ascoltando ecc mi sono accorto che c'era qualche cosa di inquieto, che mi era comunicato: una minaccia incombente su un'albero, un muro, una pietra, che dopo vent'anni che vedevo, iniziavo a guardare: e in queste piccole cose ritrovavo le passate stagioni, di me e di umanità scomparse, che in esse avevano testimoniato un passaggio fondamentale. L'anno scorso, ad agosto, capitai nella campagna di San Vendemiano, percorrevo una strada che da tempo non frequentavo, quando vidi... I PILASTRI DEL CANTIERE AUTOSTRADALE! "Finalmente" ... Leggi tutto...
Omaggio a Lévi Strauss
In occasione del centenario
della nascita
26 maggio 2009, ore 11.30
Università degli Studi di Firenze
Chiostro della Facoltà di Scienze della Formazione
Via di Parione 7, Firenze
LETTURE D'ALBERO,
VOCI DA LÉVI STRAUSS
Reading
Voce e canto: Maria Giovanna Simbula
con accompagnamento musicale
Organizzazione:
Presidenza della Facoltà di Scienze della Formazione
Breda N., Lelli S., Tosi Cambini S., docenti di Antropologia
Questo il testo scritto dall'antropologa Sabrina Tosi Cambini, amica e collega di Firenze, che prende posizione sulle attuali vicende di violenza contro i Rom, a partire non da emozioni, principi o teorie, ma da un approfondito studio pluriennale, condotto su archivi, preture, tribunali. E' apparso sul Manifesto il giorno 22 maggio 2008. di Sabrina Tosi Cambini Quando si dà notizia di fatti come quello recente di Napoli, si apre una voragine in cui la confusione e i luoghi comuni si alimentano a vicenda. Ci sembra, dunque, opportuno segnalare lo studio sui presunti rapimenti di infanti da parte di rom e sinti condotto da Sabrina Tosi Cambini e attualmente in stampa presso la casa editrice CISU. Esso fa parte di un progetto di ricerca più ampio sotto la direzione di Leonardo Piasere commissionato dalla Fondazione Migrantes al Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale dell’Università di Verona, dove contemporaneamente è stata condotta da Carlotta Saletti Salza un’indagine sulle adozioni di minori rom e sinti in Italia. La ricerca originariamente copriva il ventennio dal 1986 al 2005, ma si è protratta fino al 2007. I casi studiati sono stati individuati e analizzati partendo dall’archivio Ansa e arrivando alla consultazione dei fascicoli dei Tribunali. Tra i risultati generali dobbiamo anzitutto dire che non esiste nessun caso in cui viene commesso un rapimento. Nessun esito, infatti, corrisponde ad una sottrazione dell’infante effettivamente avvenuta e provata oggettivamente. ... Leggi tutto...
Eravamo -io e i miei studenti- alla lezione di antropologia sociale venerdì scorso, 17 aprile 2008 , quando abbiamo appreso che il giorno prima era morto, all'età di 94 anni, il poeta-politico Aimé Césaire, martinicano, grande cantore della négritude, quella negritudine amata e riscattata cui dedicò la sua vita e che è ora bagaglio culturale imprescindibile per ogni persona che lotti contro il colonialismo e i suoi attuali attualissimi strascichi. Da qualche anno propongo ai miei studenti la lettura integrale del libro di Aimé Césaire, Discorso sul colonialismo, un testo forte e bello, scritto nel lontano '55. Forte perchè chiama al tribunale della coscienza l'Europa responsabile del colonialismo, con quel suo grido -in prima pagina- "L'Europa è indifendibile...". Bello perchè Césaire è poeta. Non abbiamo potuto non celebrarlo, il nostro autore, dopo aver dedicato due mesi di lavoro, pensiero, riflessione, dibattiti e seminari al tema del colonialismo. Abbiamo preso in mano Discorso sul colonialismo, ne abbiamo letto una pagina.... abbiamo applaudito Aimé Césaire...... So che in quel momento lui ci sorrideva.....
A fine '800 due naturalisti viaggiando nel Caucaso scoprirono una pianta che dedicarono ad un famoso antropologo, Mantegazza, chiamandola Heracleum mantegazzianum. Oggi questa pianta è una invasiva conosciuta con il nome di Panace Gigante. La mia lettura antropologica propone una inversione del punto di vista: con l'aiuto del bel libro di Gilles Clément, Le vagabonde, propon di vedere il mondo dal punto di vista delle piante infestanti, "vagabonde" girovaghe sorprendenti entusiasmanti...... Leggi tutto...
Antropologia.
Approfondimenti sui temi del colonialismo,
dell'ambientalismo e delle dominazioni linguistiche.
Invito e calendario
... Leggi tutto...
Conferenza a più voci La condizione insulare appare ampiamente diffusa sul pianeta; anche nei luoghi in cui il mare è del tutto assente e lontano. E’ questo il concetto-guida dell’incontro organizzato dall’ANS e che si avvale del contributo di esperti a livello universitario. Isole sono le terre e i luoghi che appaiono “isolati” dalle realtà contermini per la presenza di insormontabili barriere naturali; isole sono i popoli o i gruppi etnici che queste stesse barriere dividono da altre realtà etniche. Isole, estremizzando il concetto, sono i singoli migranti, che con il loro personalissimo bagaglio di cultura, di tradizioni e di abilità vengono a trovarsi in contesti ambientali e socio-economici del tutto estranei. I relatori svilupperanno pertanto i concetti dell’insularità intesa come condizione che presuppone l’elaborazione della diversità. Così avviene infatti in natura, dove l’isolamento è condizione prima del fenomeno di speciazione, ovvero di creazione della bio-diversità e dunque della ricchezza biotica che costituisce il presupposto per gli equilibri ecologici del pianeta. Non a caso Charles Darwin ha elaborato la sua rivoluzionaria teoria dell’evoluzione naturale a seguito di osservazioni compiute in ambiente insulare. Ne parleranno, con il supporto di immagini: Nadia Breda, Francesco Vallerani, Michele Zanetti.... Leggi tutto...
Riporto l'elenco delle letture da me proposte e discusse durante il corso di antropologia sociale all'Università di Firenze, dedicato ai temi del colonialismo, postcolonialismo, violenze e dittature degli ultimi due secoli. Sono approfondimenti del testo di Ania Loomba, Colonialismo/postcolonialismo (ed Meltemi) e allargamenti della prospettiva antropologica attraverso le narrazioni letterarie. Letture che contorcono lo stomaco... ma utili a capire il mondo. ... Leggi tutto...
Amo la poesia di Luciano Cecchinel dagli anni '80, quando uscì quel suo capolavoro intitolato Al Tragol Jert e pochissime persone lo conoscevano. Oggi Luciano Cecchinel è considerato l'erede-poetico di Andrea Zanzotto. Le sue poesie -pochissime, quindi sublimi- sono nelle più importanti antologie italiane e straniere. Ebbi l'occasione di conoscerlo a Revine Lago (TV), sulle sponde dei magnifici laghi, quando presentammo insieme il libro di un comune amico, il prof. Ugo Mattana, docente di geografia umana a Padova, intitolato Il paesaggio dell'abbandono delle Prealpi Orientali (una recensione di questo importante libro e di questa ricerca sul mio blog prossimamente). Sono queste Prealpi, infatti, il paesaggio poetico e biografico di Luciano Cecchinel, insieme ai suoi amati laghi. In quella occasione gli chiesi un incontro per discutere con lui alcune questione dell'ambientalismo. Ne è uscita un'intervista di nove pagine, dalle quali è stato estratto il brano che è apparso sulla rivista CARTA il 18 gennaio 2008 (anno X n.1, pag.XI, inserto ESTNORD). L'intervista completa sarà sul sito di Carta prossimamente. Grazie Luciano per questa bellissimo incontro! ... Leggi tutto...
Di nadia (del 17/01/2008 @ 08:59:01, in paludi, linkato 291 volte)
ECCO LA "PALUDE CHE RESPIRA"!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 Stupenda foto aerea della palude del Busatello, dal nome del fiume che la attraversa e che funge da confine tra Ostiglia (MN) e Gazzo Veronese (VR). E' di questa palude che racconto nel mio libro "I respiri della palude", (edizioni CISU Roma 2000), frutto della mia ricerca sul campo per il dottorato di ricerca in Scienze Etnoantropologiche. La foto aerea è di Claudio Rossi e si trova nel sito www. filosofia-ambientale.it.
La sera del 4 gennaio 2008 Felice Tiragallo -antropologo dell'Università di Cagliari e caro amico- ha fotografato questo prato e l'ha chiamato "il prato di Nadia". E' il prato dei miei trisnonni, oggi scampato per un soffio alla costruzione dell'autostrada A28, che scorrerà sullo sfondo. Da 14 anni non vi immetto nè diserbanti nè concimi. Vi crescono erbe ormai rare altrove. Qui regna una particolare energia. E' uno di quei " monasteri del terzo millennio" di cui parla Pallante nel sito "decrescita felice". Grazie F.!!  Nel campo accanto i contadini del borgo Breda avevano appena finito di costruire il panevìn, falò che si sarebbe bruciato la sera successiva. In cima alla catasta di legna si scorge "la vècia" (con ombrello e scopa), simbolo di tutti i mali dell'anno passato, che con lei devono bruciare. In primo piano, con un nastro rosso, il bastone che indica il luogo dove devo trapiantare un vecchio gelso- piantato da mio padre in un altro campo- prima che sia abbattuto da una lottizzazione residenziale.
Di nadia (del 08/01/2008 @ 14:34:43, in ESTnord, linkato 260 volte)
Nel Natale 2004 un industriale del Nordest pagava un importante quotidiano nazionale per prendere la parola e appellarsi a tutti gli italiani. Ci scagliava in faccia il problema della devastata bellezza del nostro ambiente, facendoci percorrere con lui una giornata nel Nordest con un industriale cinese a fianco. Ci mostrava strade, autostrade e viali senza alberature ai lati, alberi potati "ad attaccapanni", piazze senza acqua e senza alberi, case brutte, quando un tempo i nostri padri volevano le loro fabbriche persino più belle delle loro case.

Invece la bellezza è essenziale, e si impara dalla natura. Insegnare l'estetica, il bello, significa allora insegnare cultura ambientale. Ed è indispensabile ricostruire il bello della natura e dell'uomo, perchè il suo contrario sono purtroppo armi e guerre, il lato più brutto dell'uomo.
Ringrazio Gabriele Centazzo per avermi concesso di riprodurre questo suo testo, che ho voluto nel mio blog per dirgli che non abbiamo dimenticato le sue parole.
Per rilanciare l’economia italiana costruiamo il mito della bellezza
Sono un industriale friulano, socio e amministratore delegato di un’azienda con 130 dipendenti e oltre 100 nell’indotto: la Valcucine Spa. La piccola industria in Italia è sempre stata trascurata, nonostante costituisca la reale ossatura della nostra economia. E’ per questo che abbiamo deciso di acquistare questa pagina, per esprimere i nostri bisogni e la nostra visione filosofica ... Leggi tutto...
Leggi il bellisimo racconto di Pierfranco Uliana, sul matharol costretto a rifugiarsi in luoghi sempre più reconditi, immateriali, difficili..... grazie Pierfranco! Scarica il PDF
Uno dei miei più cari amici mi ha regalato per Natale uno stupendo libro: si tratta di un fumetto intitolato "Rurale! Cronaca di una collisione politica", disegnato e narrato da Etienne Davodeau (edizioni QPress, Torino, 2006). L'illustratore racconta un anno della sua vita passato "sul campo" -diremmo noi antropologi- in un paese del  nord-ovest della Francia, tra giovani contadini che praticano agricoltura biologica e si trovano a dover convivere con la costruzione di un'autostrada -la A87 Angers-La Roche sur Yon. " Per un anno intero Etienne Davodeau ha pedinato queste persone con la matita in mano, realizzando un reportage a fumetti appassionante e coinvolgente, e riuscendo a fare di una storia vera una vera storia". Incredibili le somiglianze con la storia dell'A28 tutta italiana: la presenza dell'acqua che dovrebbe ostacolare il tracciato, i tre tracciati alternativi proposti, i ritrovamenti archeologici, gli incontri con i ministri, le ritrosie dei politici, la mala informazione, l'arroganza. Commoventi le vignete che raccontano l'abbattimento della casa di campagna di una giovane copia, e delle loro figlie che accorrono a chiamare il padre mentre le ruspe abbattono le vecchie querce del prato. Segue una immmagine senza parole di un conadino con le lacrime agli occhi mentre assiste all'abbattimento degli alberi. E poi i pilastri che vengon su, la scia di asfalto che si fa, i comitati che si interrogano sul da farsi.... E poi, la vita che continua.... Grazie Davodeau!
Di nadia (del 13/12/2007 @ 15:53:15, in estnord, linkato 292 volte)
RISCHIOPAESAGGI La Toscana incontra il Veneto. Nuova forza alle strategie di tutela CASTELLO DI S.SALVATORE. SUSEGANA 14 DICEMBRE 2007 ore 9.30-13 L’incontro nasce dal desiderio di creare un evento dall’elevato valore simbolico, in cui le forze sparse di chi si impegna per il bene comune possano unirsi e programmare azioni collettive più efficaci e incisive per fronteggiare l’emergenza territorio e paesaggio che giorno dopo giorno sta erodendo e dissipando il patrimonio ambientale del nostro Paese. ... Leggi tutto...
01/08/2010 @ 9.17.16
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